perdite ematiche in gravidanza

ABORTO: soluzione irpina

La cura delle complicanze ostetriche può essere affrontata in maniera efficace solo con mente libera dal dilagante dogmatismo che privilegia la misurazione trascurando il ragionamento. Infatti è proprio questa moderna deriva della ricerca scientifica che affastella i concetti, e sfocia in linee guida confuse e inconcludenti. Di conseguenza lo specialista prescrive una pletora di test, ma con risultati di scarsa utilità: “Ci hanno fatto spendere 6000 euro di esami!” – sbottò il marito di una paziente dopo l’ennesimo aborto.

Non è il caso di discutere adesso l’utilità dei test diagnostici. A conclusione di mezzo secolo di ricerca clinica e sperimentale, pubblicata in numerosi articoli sulle principali riviste scientifiche, desidero esporre in forma comprensibile alla gente comune i criteri per una corretta terapia delle complicanze ostetriche.

Il mio approccio clinico risulta di straordinaria efficacia, e si discosta largamente dalla ostetricia corrente: ho deciso pertanto di denominarlo “Soluzione Irpina”. Ne descrivo di seguito in forma sintetica i caratteri recentemente pubblicati in “Vesce F. Gestational inflammation: its fetal control and the proper therapeutic approach. QEIOS, 2 April 2025 DOI: 10.32388/DMYTGW.3


Controllo fetale della gravidanza
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La causa delle maggiori complicanze ostetriche, per unanime consenso della letteratura scientifica è l’infiammazione, la quale innesca contrazione del muscolo liscio dei vasi sanguigni e dell’utero e trombosi. L’atteggiamento generale nei confronti di questo processo è di cercare un agente patogeno o una malattia dell’organismo materno che giustifichi aborto, restrizione della crescita fetale, morte endouterina, sindrome gestosica (detta impropriamente ‘pre-eclampsia’), parto prematuro e sue complicanze perinatali: malattia a membrane ialine del polmone, enterocolite necrotizzante, encefalopatia. Di qui la pletora di test alla ricerca di improbabili cause meccaniche (malformazioni uterine, setti, polipi, fibromi), infettive (virus, batteri, anticorpi), genetiche (alterazioni cromosomiche, mutazioni geniche), sindromi dismetaboliche, tireopatie, deficit nutrizionali, eccetera. Tuttavia queste alterazioni, se pure frequenti, non sono sufficienti a spiegare gli insuccessi della gravidanza. Difatti le pazienti che ne sono portatrici possono concepire e portare a termine gravidanze perfettamente normali, precedute o seguite da gravidanze ad esito sfavorevole. La prima logica osservazione di fronte a casi del genere è che essi si differenziano per un solo elemento: il feto. Ne consegue dunque che feti diversi hanno destini diversi. Sulla base di questa considerazione, e della pertinente letteratura scientifica, la ‘Soluzione Irpina’ riconosce al feto un ruolo attivo centrale nel governo della gravidanza, superiore a quello della madre stessa. Questa fondamentale funzione del feto risiede nelle cellule trofoblastiche. Esse annullano localmente la naturale reazione infiammatoria generata dalla penetrazione dei villi coriali nelle arteriole spirali dell’utero, rendendo possibile la normale evoluzione della gravidanza per tutto il suo decorso. I feti che non sono in grado di svolgere questa funzione vengono abortiti. Il controllo fetale della gravidanza smentisce la fantasiosa ipotesi (peraltro mai dimostrata) che sia la madre a ridurre autonomamente la reazione avversa al feto: è invece il feto stesso che dal momento del suo impianto nell’utero diventa arbitro del suo destino: Fetus faber fortunae suae.


Concetto di “Infiammazione Gestazionale”

Per quanto ho sopra esposto, col termine di Infiammazione Gestazionale si deve intendere la normale reazione vascolare materna alla penetrazione dei villi coriali. Essa non costituisce di per sé stessa un processo patologico, ma può diventare tale se il feto, cioè il tessuto trofoblastico, non è in grado di esercitare il necessario controllo su di essa. Se dunque la causa di gran lunga più frequente degli insuccessi della gravidanza è l’incapacità del feto di adempiere alla sua funzione, ne consegue che è innanzitutto il feto che bisogna studiare e curare. E qui emergono altre sostanziali differenze tra la Soluzione Irpina e le soluzioni offerte dall’ostetricia corrente. Ad esempio, si ritiene generalmente che l’analisi del corredo genetico fetale non si debba eseguire al primo aborto, ma solo dopo il terzo, e che il riscontro di alterazioni del numero o della struttura dei cromosomi giustifichi anche gli aborti precedenti. Al contrario, la Soluzione Irpina ritiene opportuno analizzare il corredo genetico fetale al primo insuccesso, perché l’eventuale presenza di alterazioni oltre a spiegare l’esito dell’aborto in corso, ha anche un valore prognostico favorevole per le gravidanze successive, data la scarsa probabilità che l’anomalia cromosomica si ripeta di seguito. Per converso, nei casi in cui non è presente alcuna anomalia cromosomica fetale, si dovrà concludere che la causa dell’aborto sia dovuta alla incapacità del feto di contrastare la reazione dell’organismo materno, e vi si porrà rimedio nella gravidanza successiva, risparmiando alla paziente ulteriori dolorosi insuccessi.

Altra differenza sostanziale è che l’ostetricia corrente tenta a subordinare la terapia alla risoluzione delle eventuali patologie materne concomitanti (diabete, ipertensione, connettiviti, infezioni, eccetera), che pure aumentano il peso della infiammazione gestazionale. La Soluzione Irpina ha invece l’obbiettivo di curare il feto, riequilibrando le funzioni dei villi coriali.


Terapia

L’Infiammazione Gestazionale richiede una terapia antinfiammatoria efficace, la quale non può essere esercitata da nessuno dei farmaci comunemente adottati dalla ostetricia corrente. È necessaria infatti un’azione equilibratrice su tutti i mediatori trofoblastici pro-infiammatori e anti-infiammatori che esercitano la loro azione a livello dell’interfaccia materno-fetale. Poiché tale azione compete solo ad alcuni tipi di glico-corticoidi, e solo alla dose giusta e per il tempo necessario, la Soluzione Irpina esclude gli altri farmaci di comune impiego, dei quali mancano peraltro dimostrazioni scientifiche di utilità ed efficacia di ordine clinico.


Prevenzione

La prevenzione degli esiti gestazionali avversi va effettuata nei seguenti casi:

  • Pazienti con malattie infiammatorie precedenti l’inizio di una gravidanza;
  • Pazienti con storia clinica di aborto ricorrente o perdita fetale nella gravidanza avanzata;
  • Donne che pur in assenza di evidente rischio affrontano la maternità per la prima volta in età avanzata;
  • Procreazione assistita per sterilità o infertilità.

La prevenzione degli eventi gestazionali avversi si avvale innanzitutto della somministrazione di glicocorticoidi la cui alta efficacia è stata da me personalmente verificata su centinaia di pazienti nel corso di circa 50 anni. È necessario inoltre evitare due tendenze purtroppo caldeggiate per franca ignoranza dalla medicina corrente: la diagnosi prenatale invasiva (villocentesi, amniocentesi, cordocentesi) e la vaccinazione di qualunque tipo.

Per quanto riguarda le manovre invasive bisogna considerare che esse provocano una reazione infiammatoria locale (con conseguente trombosi): l’esatto contrario di ciò che richiede la protezione della gravidanza! Inoltre oggi esistono metodiche non invasive che forniscono sufficiente sicurezza sul rischio di alterazioni cromosomiche fetali. Pertanto, pur tenendo conto di statistiche più o meno rassicuranti sui rischi (contenuti ma mai assenti) della diagnosi invasiva, questa va oggi prudentemente riservata a casi particolari nei quali le indagini non invasive abbiano fornito risultati sospetti.

Per quanto riguarda le vaccinazioni bisogna sapere che esse agiscono innescando una infiammazione generalizzata, con effetti anche gravi a carico di organi e tessuti riportati in letteratura senza eccezioni di sesso, età e condizione biologica. Questi effetti non sono mai stati studiati adeguatamente in gravidanza, e non esistono dati attendibili, cioè raccolti nel rispetto delle regole della epidemiologia e della ostetricia clinica. Ovviamente, per quanto è stato sopra esposto sulle cause infiammatorie delle complicanze ostetriche i vaccini sono fortemente controindicati in gravidanza, e ancora di più nelle pazienti con storia ostetrica di precedenti esiti sfavorevoli.

I motivi per i quali nessuno studio scientifico serio sia stato mai effettuato riguardo alla reale necessità, utilità, efficacia e sicurezza di questi vaccini rappresenta oggi un grave problema, a fronte della preoccupante diminuzione della natalità e della diffusione di malattie a forte impronta infiammatoria in passato rare o del tutto assenti.   

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